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MARIO DONIZETTI

La biografia di uno fra i più grandi maestri del realismo internazionale in occasione dei suoi ottanta anni segue le tracce che vanno dalla precoce vocazione fra i banchi di scuola, alla sua filosofia rispetto all’arte e alla vita, ai suoi concetti artistici, attraverso le mostre, i grandi ritratti pubblicati nelle copertine del TIME, le sue opere nei più importanti musei europei e americani fino al suo amore per Bergamo, la città che non ha mai lasciato. Mario Donizetti e Costanza Andreucci. Poi la loro Bergamo. Il luogo del loro primo incontro e di tutta la loro esistenza.

Giovani, anzi giovanissimi si legano per sempre senza farsi promesse, ma cercando uno sforzo di somiglianza che pare l’unica chiave per un rapporto che possa resistere al tempo e alle intemperie della vita. Lui prende a dipingerla cercando in lei un modello ideale di bellezza; lei, lusingata e lucida, accetta la sfida, ammira il talento di lui, anzi lo esalta senza rinunciare a un consiglio, talvolta a una critica. Insieme, così si saldano in un legame raro, in un rapporto riferito ma non dipendente, in un percorso di esistenze che nasce da un comune sentire. I primi esiti pittorici di Mario Donizetti sono molto precoci, poi arrivano le mostre importanti, poi il suo temperamento dialettico, critico, talvolta onestamente polemico entra nel dibattito culturale italiano con una rivista che per anni si porrà come elemento di confronto e contraddizione per l’allora vigente pensiero artistico.

E Costanza, con lui sarà penna sottile e organizzatrice acuta. Poi il prestigio internazionale, i ritratti di celebri personaggi che per quattro volte compariranno sulla copertina del Time, un apprezzamento che si disinteresserà di mode e correnti ma che si manifesterà attraverso un collezionismo internazionale che ne confermerà il valore. E ancora le coraggiose prese di posizione sul piano della teoretica applicata all’arte. Alla sua arte.

E qui di nuovo dibattito critico, polemiche, riconoscimenti, decise prese di posizione pro o contro le sue tesi. E al centro o meglio a monte di questa vita d’intensissima ricerca di sé, il sentimento di Dio. Sentimento forte al punto da fargli perseguire una personale apologetica da esprimere attraverso il dono che dall’Alto gli è stato dato, quello del dipingere. Perché crediamo che prima di ogni valutazione critica vada messa come presupposto la sua ostinata vocazione a porsi quale ricercatore di una perfezione che non è di questa vita, perché qui anche ciò ch’è bello, anche il suo amore inossidabile per Costanza, anche la sua totalizzante dedizione all’arte, non sarà mai neppure lontanamente simile alla bellezza assoluta che portiamo dentro di noi e che andiamo stentatamente cercando nella nostra vita. Con simili premesse l’autore Iacopo Di Bugnoha accettato il difficile compito di scrivere la biografia di un artista scomodo e di un uomo gentile e indipendente che celebra quest’anno i suoi primi 80 anni di vita incarnata.

E lo ha fatto con penna abile e delicata, raccontandone la vicenda umana e artistica con il passo narrativo di una cronaca lucida e oggettiva, dentro una cifra che non nasconde un’ammirazione quasi discepolare.